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IL DIBATTITO

Idee per Verona

 

suppl. di nuovi QUADERNI VENETI

Rivista di attualità e di riflessione politica.

Numero 2 - Settembre-Ottobre 2000.

 

Direttore responsabile: Raffaello Canteri

Novità


In questa edizione:

 

 

Editoriale

di Raffaello Canteri

 

Per l'abolizione della pena di morte

di Aventino Frau

 

 

Rinascono gli opposti estremismi?

di Mao Valpiana

 

L'infanzia negata

di Roberto Gianfreda

 

Il caso Marsiglia sui giornali

di Raffaello Canteri

 

 

Il caso Marsiglia in Parlamento

gli interventi di Tiziana Valpiana, Aventino Frau, Enzo Bianco, Alberto Giorgetti, Ettore Peretti

L'intervento di Luigi Viviani

 

Rimini, Cl e la passione politica dei giovani

di Aventino Frau

 

Regione 2000- 2005

le proposte di Industriali Veneto e un commento di Aventino Frau

 

ARCHIVIO

 

maggio 2000

(Tema del mese: Parco Scientifico Tecnologico)

 

Giugno-Luglio 2000

(Tema di fondo: il Piano regolatore)

Editoriale

di Raffaello Canteri

Mi sembra che una delle poche rilevanti novità del panorama politico veronese e regionale sia la proposta che "Insieme per il Veneto", la federazione guidata da Massimo Cacciari e che ha ottenuto una media del 14/15% dei voti alle regionali, sta portando avanti per la costituzione di un grande partito di centro "che guarda a sinistra". L’idea di partenza è indubbiamente di grande peso: come a destra – ha argomentato all’inizio di ottobre in una convention del gruppo il consigliere regionale veronese Gustavo Franchetto – esiste Forza Italia, cioè una formazione moderata che è leader del Polo ed è capace di intercettare i voti del ceto medio, altrettanto dobbiamo fare noi. Gli elettori non si fidano dei Ds. Noi, con i popolari, i democratici, Progetto Verona e quant’altro, dobbiamo diventare forza egemone. Il consigliere regionale Achille Variati, altro esponente di punta di "Insieme per il Veneto" ha parlato dell'ambizione "di dare, con questo nuovo soggetto politico, una casa a tutti coloro che non si sentono di chiudere gli occhi stupidamente nel sogno sbagliato di Berlusconi". Ancora Franchetto ha specificato che la casa dovrebbe essere "liberaldemocratica", caratterizzata su alcune priorità che sono lo sviluppo sostenibile, la povertà, il ruolo politico dell’Europa, il federalismo solidale e la questione della legalità. Molti di questi contenuti, a mio avviso, sono anche patrimonio della casa "liberaldemocratica" del centrodestra e diventa quindi difficile operare una netta distinzione. Ma il punto non è questo. E’ abbastanza ovvio che due formazioni di centro (il centro della sinistra e il centro della destra) collimino e tendano in fondo ad obiettivi poco diversificati. Gli scogli per la formazione di Franchetto e Cacciari sono di indole più pratica. Come superare le divisioni tra partiti e partitini? Il Ppi, tanto per fare un esempio, più affonda e più rivendica una propria "originale" autonomia. I Democratici idem, costoro ringalluzziti al contrario dai relativi successi elettorali. La prova è che al di là di una semplice federazione non si va. Che, a guardar bene, somiglia a nient’altro che ad una alleanza elettorale ed elettoralistica. C’è chi, come Franchetto, in cuor suo preme e vorrebbe spingere per passi ulteriori, ma fin dall'inizio è stato frenato e messo al palo. Resta infine il secondo scoglio: quello del rapporto con i Ds, che a livello nazionale sono il partito maggioritario del centrosinistra. Difficile che accettino un ruolo subalterno come può essere nel centrodestra quello di Casini nei confronti di Berlusconi. Una prospettiva del genere fa a pugni con i numeri. La domanda: ma c’è proprio bisogno di questa rin-corsa al centro? Perché non accettare la leadership diessina? Non sono, gli stessi Ds, già sufficientemente moderati? Pensiamo al senatore Luigi Viviani, un passato nelle Acli, una carriera nella Cisl dove ha fatto parte della direzione nazionale, oggi diessino: non è affidabile? Perché non dovrebbe essere lui, unico rappresentante parlamentare, a guidare il centrosinistra a Verona? Sarà banale, ma a me pare che il buon senso suggerirebbe di andare in questa direzione. Invece nella convention di Franchetto e di "Insieme per il Veneto" a Viviani, presente in sala, e ai Ds, rappresentati dal segretario Vanio Balzo,  non si è data neppure la parola.

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Per l'abolizione della pena di morte

di Aventino Frau

Il destino di Derek Rocco Barnabei, trentatreenne americano di origini italiane, è stato segnato: la condanna a morte è stata eseguita, nonostante le grandi manifestazioni popolari e nonostante che le prove fossero molto dubbie. Resta purtroppo aperto il problema della pena di morte, che è ancora in vigore in tanti Paesi e in modo che particolarmente ci colpisce negli Stati Uniti d’America.

Certo, di fronte all'efferatezza di un delitto, di fronte alla pericolosità sociale di eventi particolari, di fronte al dramma delle vittime della delinquenza, è forte l’impulso a pensare che forse sarebbe meglio farla finita, cancellare il colpevole, illudendoci in tal modo di realizzare una pace sociale che, invece, non si realizza...

Attualità

Rinascono gli opposti estremismi?

di Mao Valpiana

 

Il calendario di Verona sembra essere tornato indietro di qualche decennio,
all'inizio degli anni '70, quando le manifestazioni di sinistra o di destra
finivano quasi sempre con un pestaggio. Era la stagione degli "opposti
estremismi". Ora sappiamo che mentre i giovani compagni o camerati si
fronteggiavano (e qualcuno come Serantini o Ramelli ci ha anche rimesso la
vita), settori deviati o devianti dei servizi segreti, agendo per conto di
qualche mandante, organizzavano e attuavano la cosiddetta "strategia
della tensione": Piazza Fontana, Italicus, Stazione di Bologna, Ustica.
Mentre migliaia di "giovani rivoluzionari" (almeno loro tali si credevano)
si riempivano di botte con il pugno alzato o il saluto romano, in realtà
essi fungevano da "utili idioti" a vantaggio di qualcuno che intanto
compiva stragi, per terrorizzare l'opinione pubblica allo scopo di evitare
cambiamenti politici ritenuti pericolosi e mantenere lo "status quo"...

L'infanzia negata

di Roberto Gianfreda

Caro Vescovo Ti scrivo...

.. deluso da due anni di silenzio e disinteresse politico. Sconcertato dal veder relegate in trafiletti di terza pagina notizie di neonati morti nel cassonetto o gettati nel water, quasi tutto ciò non facesse nemmeno più notizia, sconcertato dal fatto che così poco interessi ormai sia l’infanzia negata che la tutela della vita nascente. Sull’infanzia negata dei bimbi sfruttati ai semafori mi sono rivolto, tramite regolare denuncia, alla Procura...[...]