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In questa edizione:
Editoriale: gli eletti e gli sconfitti
di Raffaello Canteri
Dov'è la destra, dov'è la sinistra?
di Franco Rinaldi
Fratta Pasini, Giorgetti e Frau per la città
di R. C.
Verona tra tifo, stadio e antirazzismo...
di Roberto Gianfreda
Polizia vicina alla gente
di Roberto Raggi
ARCHIVIO
Maggio 2000
(Tema del mese: Parco Scientifico Tecnologico)
Giugno-Luglio 2000
(Tema di fondo: il Piano regolatore)
Settembre-Ottobre
2000
(Tema di fondo: il caso Marsiglia)
Novembre-Dicembre
2000
(Tema di fondo: i Magazzini Generali)
Gennaio-Febbraio 2001
(Tema di fondo: mucca pazza)
Marzo-Aprile 2001
(Tema di fondo: elezioni politiche) |
Editoriale: gli eletti e gli sconfitti
di Raffaello Canteri
Tredici maggio. Ho seguito la campagna elettorale di Aventino Frau, che
è stato eletto senatore della città. Da questa angolatura, certamente di parte, ho visto
le cose. Potrò dunque essere smentito, ma mi è sembrata enorme la diversità di
approccio alla popolazione veronese da parte della Casa delle Libertà e del
centrosinistra (degli altri non parlo, giustamente sacrificati dagli elettori). Sintetizzo
così il mio pensiero: la Casa delle Libertà, che a livello nazionale ha affidato le sue
sorti alle capacità comunicatorie e mediatiche del Cavaliere, sul piano locale si è
mossa con compattezza e forte spirito organizzativista. Ha promosso centinaia di incontri,
dibattiti, cene con i propri candidati, cercando di convincere con le proposte e di
mobilitare i militanti. Il grande spiegamento di forze non è dipeso molto dalle
segreterie provinciali dei partiti, perlopiù abbastanza assenti (ed è un sintomo di
qualcosa che non funziona), quanto dai singoli candidati che si sono mossi e coordinati
fra loro sul territorio. Nel caso della Lega l'atteggiamento diffidente sul piano
nazionale, che ha prodotto i non risultati che sappiamo, ha fatto sì che nel locale le
forze venissero concentrate sui candidati propri (Bricolo, Martini, Chincarini)
tralasciando vistosamente qualsiasi forma di impegno negli altri collegi, quando
addirittura non boicottando con la presentazione di candidati civetta (Paternoster con la
lista padana al senato città). Quanto al centrosinistra, attanagliato dalla sindrome
della sconfitta, per cui in quasi tutti i collegi aveva presentato candidati di scarso
peso e rilievo politico, ha prodotto una mobilitazione veramente modesta: i candidati si
sono limitati a qualche comparsata nei mercatini e davanti alle chiese; alcuni non hanno
stampato neppure i manifesti elettorali, certi di perdere. Hanno fatto eccezione Franco
Bonfante a Legnago e Luigi Viviani in città, che hanno fermamente creduto di poter
rovesciare il risultato. Bonfante non ce l'ha fatta. Viviani, che è stato un ottimo
sottosegretario al Lavoro, che non si è accodato alla campagna di demonizzazione di
Berlusconi ma ha cercato di far valere le ragioni politiche del centrosinistra in un
confronto serrato e continuo, è stato ripescato. Meno male. Almeno questo. Chi voleva
vincere ha vinto, chi era rassegnato a perdere ha perso, la sinistra affida le sue
speranze di rimonta ad una persona di valore.
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Dov'è la destra, dov'è la sinistra?
di Franco Rinaldi
Un tempo i partiti della sinistra si interrogavano intorno ad una questione ritenuta di
fondamentale importanza: quale blocco sociale rappresentiamo? Le risposte furono varie a
seconda delle epoche. Nel protocomunismo: gli operai e i contadini. Successivamente:
sempre meno i contadini (che passarono in eredità alla Dc e alla Coldiretti), con
passione gli operai, con crescente attenzione il ceto medio e delle libere professioni,
intellettuali, giudici, scrittori e via dicendo. Successivamente ancora: solo gli operai
delle grandi aziende, e poi i nuovi soggetti storici emergenti, come le femministe,
accanto al già acquisito ceto medio. Ora, nella battaglia elettorale appena conclusasi,
questa logica tardomarxista ma sempre valida di fare i conti con la realtà del Paese,
pare sia stata applicata molto più da Berlusconi che dal centrosinistra...
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Verona tra tifo, stadio e antirazzismo...
di Roberto Gianfreda
Si può 'toppare' una conferenza stampa che promuove l'antirazzismo
negli stadi e nello sport? Difficile, difficilissimo, eppure... La conferenza stampa di
cui sopra si svolge nella prestigiosa sala degli arazzi del Comune: capitana la squadra il
Sindaco in persona. A latere illustri sportivi quali Osvaldo Bagnoli e Zigoni (arcinoto
come 'Zigogol') rispettivamente ex-allenatore ed ex-attaccante degli anni passati del
Verona Hellas. Tema del dibattito la presentazione dell'iniziativa contro il razzismo di
sabato 12 maggio, prima della partita Verona-Lecce. Gadget: tante magliette con la scritta
'Verona è antirazzista' da un lato e facce di ex illustri del Verona F.C. dall'altro.
Discorsi di rito del Sindaco che difende la Verona sportiva e antirazzista e si allarga su
iniziative a favore dei bimbi uccisi, espiantati, ridotti in schiavitù, prostituiti e mai
conosciuti per via di un'anagrafe inesistente. Del Perù. La manifestazione dovrà aiutare
ad istituire unanagrafe e a salvare questi bimbi. Mister Bagnoli la mette sui suoi
ricordi di "quando negli stadi del Sud venivamo accolti con le banane" e si
chiede "anche quello era razzismo?" Prosegue Zigo-gol con un "bisognerebbe
che il Verona prendesse un nero". Bagnoli: "erano tutti scarsi... questa è la
sola ragione" E il Sindaco: "ma se fosse bravissimo... non ci sarebbe di che
dire...". Aspettiamo. Aspettiamo anche dopo la fine della conferenza stampa. Nulla.
Nessun accenno alla Verona da sempre sanamente sportiva e antirazzista, a squadre veronesi
conosciute in tutta Italia e meno qui. Parliamo di quel Chievo-Verona ai vertici della
serie B che ha sempre offerto un esempio positivo di antirazzismo, dalla dirigenza alla
squadra, da tutti i tifosi alla presenza - qui sì e mai contestata - di giocatori di
colore. Una squadra destinata alla serie A e di già in categoria superiore per
signorilità, civismo ed educazione. E che dire della Muller-Verona di Basket? |
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