Australia - L'esperienza di Gino Erbisti
tra Melbourne e Queensland
Gino Erbisti, un giovane di Roveré (frazione San Vitale) emigra in Australia nella primavera del 1952. Molti compaesani, secondo la consueta chain migration, l’hanno preceduto, come i Vinco, i Canteri, i Guerra, i Campara, i Faccio, gli Scardoni. Gino è partito dal porto di Napoli il 13 maggio e arriva 40 giorni dopo. Le lettere che spedisce regolarmente a casa costituiscono una sorta di diario della sua esperienza.
Scrive da Melbourne, dove arriva sei giorni dopo essere sbarcato:
“In Australia la va meglio perché quando si mangia si adoperano tutte e due le mani non come lì. Ci sono posteggi di auto e non di biciclette come lì. Siamo andati al cinema e davanti c’erano almeno 200 macchine”.
La nostalgia di casa riaffiora dopo qualche mese a Melbourne, quando arriva un amico di nome Berto, portando pentole e vestiti anche per lui:
“Berto è arrivato domenica scorsa. Io sono andato al porto a riceverlo. Quando lo vidi a circa 100 metri prima che toccasse la banchina mi pareva di essere a San Vitale quando discutevamo di questa Australia. Quando è uscito dalla dogana era molto turbato per il fatto che non capiva una parola, ma gli dissi che si abituerà ad essere sordomuto per un po’ di tempo, ma dopo si abitua. Martedì sera l’ho accompagnato alla stazione da dove è partito per Adelaide”.
Da Melbourne Gino si trasferisce nel Queensland (dalle parti di Ingham). Marzo 1953:
“Ora mi trovo nel Queensland per il taglio della canna da zucchero e che si incomincerà verso la fine di maggio e per ora lavoro sulla linea del treno. Ieri ho tagliato canna per piantarla e d’ora innanzi il sabato se non si lavora sulla linea e la domenica lavorerò se il tempo permette a tagliare la canna per piantarla, così mi allenerò per quando si incomincia il taglio per davvero. Il lavoro è duro ma bisogna andare avanti. Dicono si prenderà tanti soldi, ma bisogna sudare dal vivo. Due mesi fa sono andato in Milawere per la vendemmia dell’uva. Sono venuto via da Melbourne perché là i soldi andavano quasi tutti in spese. Qui nel Quennsland non si sa più quando è domenica perché si lavora tutti i giorni”.
Comincia a conoscere abbastanza bene l’inglese e così scrive a maggio:
“Dear
of Famiglia,
la settimana scorsa ho ricevuto la vostra lettera che mi avete inviato qui nel Queensland e sento che vi trovate tutti bene, così è anche di me. Al presente lavoro sulla linea del treno che trasporta la canna al Molino fino a che incomincia il taglio e il sabato e domenica finora ho sempre lavorato per tagliare e piantare la canna.
Ho lavorato anche per Leo Guerra, il fratello di quello che è arrivato lì a Roverè circa 20 giorni fa da Cantero. Io taglierò canna con quelli di San Francesco e due di Trento e si crede di incominciare verso la fine di giugno perché prima non si può causa il restauro del Molino... Giovedì scorso sono andato – io e gli altri - al Molino per firmare il contratto del taglio di circa 8.000 tonnellate di canna che deve essere tagliata entro quest’anno e dobbiamo passarla sopra le spalle dunque non c’è da dormire tanto. Ho dovuto comprarmi una bicicletta e fare spese varie. Here il tempo è buono, finora non fa tanto caldo, but in the summer time is very warm, così dicono quelli che sono qui da qualche anno. Al presente mi trovo in una baracca. Qui siamo in 6 uomini che lavora sulla linea con me. C’era anche il Berto.... che però ha trovato troppo pesante il lavoro e credo che resterà poco in Australia...”.
Si fa da mangiare, quasi sempre carne:
“Io mi trovo molto bene, sono diventato anche cuoco da circa un mese, nei primi giorni avevo anche il Berto con me, ma da quando è stato licenziato sul lavoro non ha più voluto starci perché ha detto che farsi da mangiare è una vita da bestie e se n’è andato all’hotel in Ingham”.
Alla fine dell’anno:
“Sento che lì c’è la neve, qui invece fa molto caldo. E’ arrivato anche il Virgilio, perchè a lavorare sulla farma prendeva poco”.
Gino manda una parte dei soldi direttamente a casa, una parte li mette in banca. Quelli di casa sono per il fratello che fa il militare. E per la sorella che sta per sposarsi.
Gennaio del ‘54:
“Sono rimasto contento della cifra che avete preso della manza, centomila lire sono tanti lì a San Vitale, mentre qui si può prenderli in un mese. Il tempo si è rimesso, ha smesso di piovere e si può lavorare”.
Marzo ’54, di nuovo da Melbourne:
“Ora mi trovo alla vendemmia da una settimana. C’è anche Berto Faccio. Mi alzo alle 5 e comincio il lavoro alle 6. In ogni parte che chiedi lavoro ti dicono sì e se vuoi cominciare subito”.
Maggio ‘54:
“Sto per partire per il Queensland con l’aereo e vado a tagliare canna da Leo Guerra con amici... Spero tra non molti anni potrò ritornare perché sono quasi stanco di questa vita come gli zingari dover cambiare posto continuamente. Tornerà intanto fra qualche giorno Vittorio Vinco”.
Arriva un amico dal Canada:
“C’è pure Zecchini, l’Americano che viene dal Canada ed è rimasto sorpreso dalle differenze di clima e dal fatto che qui non occorrono due paia di calze oppure flanella perché ci si veste di un paio di pantaloncini corti e un paio di scarpe, ma credo che tra qualche anno si abituerà. Saluti anche dal nuovo australiano Vittorio Zecchini”.
Novembre ‘54, considerazioni sul lavoro:
“Il lavoro non manca, se si potesse lavorare in più parti nello stesso tempo si potrebbe farlo perché tutti i farms ti chiedono per favore se li vai a dare una mano a fine settimana cioè quando non si taglia canna. La settimana scorsa abbiamo finito di tagliare la canna di Guerra e venerdì sera avevamo un barile di birra di nove galloni da bere e data questa occasione ho fatto una mezza balla”.
Aprile del ‘54, il ritorno a Melbourne:
“Ho finito la vendemmia. Ora lavoro in una fornace di mattoni. Ho incontrato il Ruggero, mi ha parlato di tutti voi lì di San Vitale ma mi dice che non va tanto bene”.
La nostalgia si fa sempre più acuta e allora la esprime a metà del 1955 ai cari di San Vitale in inglese:
“I hope to see you next year. Mentre lavoro mi pare di essere ancora lì, ma purtroppo siamo molto lontani, ma questo non bisogna pensarlo altrimenti mi è più dura la vita”. Gli pesa soprattutto il lavoro snervante alla canna.
Settembre ‘55 da Carlton, Melbourne:
“Come va a San Vitale? Tanta gente qui dice che va veramente male in Italy nel presente e che è meglio rimanere, è vero questo?”
Un mese di vacanza da fine dicembre del ‘55 a gennaio del ‘56. Ora lavora in una fabbrica di gomma.
Gennaio ’56:
“Camilla e
Tino tornano all’Italy. Trattateli bene come loro hanno fatto con me. Anche
qui la vita è dura. Non so consigliare di partire. Per mettere da parte qualche
soldo bisogna sacrificarsi. Many
regards from Vic to all of you”.
Agosto ’56:
“ C’è crisi anche in Australia. E’ difficiele trovare un padrone che faccia la domanda per parenti in Italia... Sono arrivati Virgilio e Vittorio Aganetti con le mogli che si lamentano per il viaggio troppo lungo e perché non gli piace il posto, ma si abitueranno dopo i primi anni”.
Back
to the roots:
“Per quel che mi riguarda finisco di tagliare la canna e torno. Così allora decideremo se andare a Milano oppure comperare un po’ di terra in pianura”.
